Fake Plastic Broccoli
Bastonate per posta goes foodblog
No, così, mi è venuta in mente questa cosa e se non la scrivo me la dimentico. In pratica io adoro i broccoli, sono probabilmente il mio vegetale preferito (nella maestosa definizione dell’amico simone rossi, il broccolo è il maiale delle verdure). L’ho scoperto molto tardi, verso i 22 anni di età, qualcosa del genere. la ragione è che io sono nato alla fine degli anni settanta e la mia infanzia è stata segnata da quella che forse è stata la più grande sciagura mai occorsa alla cucina italiana: l’hype della pentola a pressione. Le persone della mia età se lo ricordano sicuramente ma in quel periodo giravano diabolici ricettari tascabili che hanno insegnato alla nuova borghesia che la pentola a pressione è il modo migliore per cuocere qualunque cosa si cuoce a vapore, comprese alcune cose che prima dell’arrivo della pentola a pressione nessuno cuoceva a vapore. Credo che nella mia famiglia la pentola a pressione sia arrivata per volontà di mio babbo, che di lavoro vendeva piatti e pentole e stava attraversando in quel periodo una fase dieta macrobiotica (io ero piccolissimo, mio fratello la raccontava come una cosa da film di Fantozzi). Comunque mio babbo ha illustrato i benefici della pentola a pressione come ogni buon venditore, e ha convinto mia mamma a tenergli bordone in questa cosa. In sostanza per tutta la mia infanzia/adolescenza ho creduto che i ‘broccoli’ fossero quelle pappe sguigne che puzzavano di cose morte tre giorni prima e a un certo punto ho semplicemente smesso di mangiarli. Anche io, negli anni successivi, ho avuto una fase dieta macrobiotica. Più esattamente, nei primi anni di università aveva iniziato a girare la voce che il ristorante macrobiotico di Cesena aveva una convenzione studenti che permetteva di fare un pasto completo a tremila lire, e qualcuno mi ci ha portato. Il problema con il ristorante macrobiotico di Cesena dell’epoca (non so se condiviso con gli altri ristoranti macrobiotici) era che si incazzavano come delle bisce se non mangiavi tutto quello che ti portavano. Insomma, mi arriva questo piatto misto con dei broccoli da una parte e sono stato costretto a ingoiarli. Erano broccoli strani, di un verde acceso (il colore normale dei broccoli) e con un sapore buonissimo, incredibile (il normale sapore dei broccoli). Da lì in poi è iniziata la mia storia d’amore col broccolo, che a dire il vero mi porta qualche problema con la mia ragazza e i miei figli: ne consumo una quantità insensata, tipo cartone giapponese umano, e sono buono di cucinarli a pranzo e cena per tre settimane senza stancarmi. Ho compreso abbastanza in fretta come si fa a cucinare un buon broccolo (lo chiudi in una pentola con un pochino d’acqua, fai bollire col coperchio per pochi minuti, mangi quando la temperatura dei broccoli non ti provoca un’ustione. Seguite @littlecrumb_ su instagram per altre ricette.)
Mia mamma ovviamente continua a farmi un pippone esagerato sui broccoli. Le volte che mi trovo a mangiare da lei mi trovo in tavola quella fiamminga di povere creature martoriate dalla pentola a pressione, affogate nel loro stesso brodo tagliato con mezzo litro d’olio ed aceto, e non riesco a mangiarli.
“Mangia un po’ di broccoli”
“No”
“Non mangi abbastanza broccoli. Devi mangiare più broccoli.”
“Sì”
Questa conversazione si ripete identica da circa 25 anni. Mi ha spiegato forse 150 volte che i broccoli prevengono il cancro (magari) e tutte le altre cose che ti spiegano le madri. Ho provato a convincerla che il mio nome figura orgoglioso nella lista dei 300 italiani che consumano più broccoli pro capite l’anno, o a spiegarle che c’è un modo di cuocere i broccoli che ti permette di dar loro un sapore di broccolo e non di corvo morto, ma non riesce a recepire queste informazioni. Suppongo sia anche una questione di orgoglio: i figli non possono cucinare meglio delle madri, nemmeno limitandosi a due o tre alimenti. Credo sia scritto nella bibbia. A volte mi viene tristezza a pensare che mia mamma se ne andrà da questa terra senza sapere che in realtà il broccolo è il mio vegetale preferito, che ho costretto obtorto collo la mia fidanzata a piantare nell’orto più cavoli neri/Bruxelles/broccoli/cavolfiori/cappucci di quanti ne possa consumare una famiglia patriarcale di 14 elementi, che il contadino del banchetto qua a Ravenna si apre in un sorriso quando mi vede arrivare e lui ha colto le cime di rapa la mattina stessa. Ma in fondo è anche giusto che i genitori non sappiano davvero gli affari dei loro figli. Rinuncio volentieri a non farle sapere le cose che vorrei che sapesse, a patto che non sappia mai certe cose che sono stato bravo a nasconderle. Così, lo scrivo perché ieri mi è venuto in mente che il mio rapporto coi broccoli è esattamente identico al mio rapporto con i Radiohead e che, nel caso di questi ultimi, l’impatto che Kid A ebbe ai tempi su di me non si può spiegare appieno se non avete vissuto in diretta quell’orribile fase quell’orribile momento in cui la pentola a pressione inizia a diffondersi sul mercato italiano.

La tua epifania coi broccoli l'abbiamo avuta un po' tutti quelli della nostra generazione. A me è capitato di averne un'altra l'anno scorso, coi crisantemi. Se ti piacciono le cime di rapa dovresti provarli. Io li ho mangiati bolliti, ma immagino si prestino allo stesso tipo di ricette delle cugine più celebri.